Green meal nell’Appennino Bolognese

Bologna, 10 novembre 2024. Sta per partire il nostro nuovo progetto dal titolo Green Meal: verso una politica alimentare green&blue nell’Appennino bolognese, in collaborazione con il Comune di San Benedetto Val di Sambro e con l’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese. Gli incontri sono moderati da Marina Kovari, Ambasciatrice per il Patto sul Clima della Commissione Europea.

  • Primo appuntamento: 2 dicembre 2024 ore 17.00 a Vergato, sede dell’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese (Via Berlinguer, 301). Link per partecipare da remoto: clicca qui.
  • Secondo appuntamento: 9 gennaio 2025 ore 17.00 a Camugnano, sede del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, Piazza Kennedy.
  • Terzo appuntamento: 16 luglio, online.

Il contesto

L’Appennino bolognese è al centro di una serie di progetti che riguardano il rilancio socio-economico del territorio, a valere su fondi PNRR (progetto Closer – Green Communities; Bando Borghi linea A – Grizzana Morandi e linea B – Borgo Collaborativo di Camugnano e Lizzano in Belvedere). 

Per quanto riguarda l’agricoltura, le produzioni tipiche e tradizionali sono state storicamente la principale fonte di reddito nonchè un presidio per il territorio collinare e montano. Tuttavia, con il tempo, questo ruolo è diminuito a causa di una serie di fattori come la competitività delle produzioni industriali, gli eventi estremi, lo spopolamento e l’abbandono delle terre. Di conseguenza, si sono contratti gli investimenti degli imprenditori agricoli rimasti in innovazioni tecnologiche e formazione adeguata a rispondere alla transizione ecologica. 

Eppure la qualità e la salubrità ambientale del territorio appenninico, insieme alla natura biologica delle produzioni, possono diventare caratteristiche distintive per aumentare il valore dei prodotti agricoli, per invertire la rotta dell’abbandono dell’agricoltura marginale, per affiancare alle pratiche agricole tradizionali l’innovazione di sistema, sociale, tecnologica. Soprattutto per ricucire la frattura fra la città e il suo margine appenninico, a partire proprio dal cibo come valore e non solo come prodotto di consumo, come presidio del territorio e non solo come commodity, come volano per un’economia “buona, pulita e giusta”, inclusiva e di prossimità.

La sfida

La sfida di Slow Food Bologna e dei suoi partner rilancia l’agricoltura “marginale” ma con gli strumenti dell’innovazione di sistema, organizzativa, tecnologica, nel tentativo di riequilibrare la relazione economica, sociale, ambientale tra territorio urbano e rurale, a partire dal cibo, dal “campo al piatto”. L’agricoltura marginale ha un grande potenziale di coesione sociale e sviluppo economico place-based, perchè l’intera catena di produzione è costituita da piccole aziende spesso a conduzione familiare, che preservano tradizioni colturali e culturali, oltre a un vivace senso di comunità. L’attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità porta alla produzione di alimenti più sani e nutrienti, in termini di gusto e valore nutrizionale: la mela rosa romana, la castagna di Granaglione, i grani alti, il pecorino di Vergato, il miele dei Crinali e molti altri. 

Inoltre l’agricoltura marginale è di per se’ sostenibile per diversi motivi legati alle pratiche agro ecologiche tradizionali che consentono la conservazione della biodiversità di specie vegetali e animali, mantenendo in salute interi ecosistemi. 

Le tecniche di coltivazione su piccola scala e l’uso di colture di copertura contribuiscono a ridurre l’erosione del suolo mentre l’impiego di fertilizzanti chimici e pesticidi è davvero esiguo, preferendo metodi naturali di gestione del suolo. Ancora, grazie al compostaggio, alla rotazione delle colture e all’uso di letame organico, le pratiche agricole di montagna migliorano la qualità del suolo e riducono l’inquinamento delle acque. Grazie alla diversificazione delle colture e all’uso di varietà locali adattate alle mutevoli condizioni climatiche viene garantita la sicurezza alimentare in tempi di instabilità climatica. 

Tuttavia, nonostante una serie di strumenti finanziari messi in campo dal PSR, dal GAL e da Fondi nazionali e internazionali, l’agricoltura marginale nel territorio Appenninico bolognese non sembra decollare né tantomeno abbracciare la necessaria innovazione di sistema, di processo, organizzativa, tecnologica verso la transizione ecologica. Manca cioè una cultura pervasiva e una policy co-progettata dal basso che sostenga tutte le misure e le iniziative, i finanziamenti (altrimenti inefficaci). 

L’obiettivo generale

L’obiettivo di Slow Food Bologna e dei suoi partner è quello di creare una politica alimentare comune “green&blue” che abbia come focus la produzione di cibo (e alimentazione) sostenibile, intrecciandosi con i temi: 

  • Cambiamenti climatici (Mitigazione e/o Adattamento), 
  • Conservazione di Biodiversità e protezione della Natura. 

L’agricoltura marginale attua la filosofia Slow Food in pratica quotidiana: segue i principi dell’agro ecologia, rispetta il suolo, l’acqua, il benessere animale, la biodiversità (da quella invisibile, della microflora, a quella culturale, dei saperi e delle tecniche), preserva i paesaggi agricoli tradizionali, riduce al minimo l’impatto ambientale delle produzioni, evita l’uso di pesticidi, antibiotici, conservanti, additivi, coloranti, affianca ai prodotti etichette narranti, che oltre ai requisiti previsti dalla normativa europea raccontano la storia dei produttori, del territorio e ogni singola fase della produzione. Ciò potrebbe incentivare il recupero di prodotti di nicchia, spesso abbandonati perché non remunerativi. 

Affrontare la sfida di Green Meal significa riconoscere adeguatamente il ruolo delle imprese agricole di montagna nella narrazione pubblica, politica, sociale ed economica, come presidi ambientali, per la salvaguardia dell’identità culturale e opportunità di sviluppo. Ma significa anche abbracciare l’innovazione di sistema, tecnologica, in grado di generare trasformazioni a cascata, di contaminare la comunità residente, ma anche attrarre nuovi cittadini, risolvendo la crisi delle risorse naturali, utilizzando modelli di produzione su base comunitaria (per esempio le Comunità Energetiche a vocazione agricola).  

Serve dunque una visione comune “green&blue” che supporti le aree interne come luoghi privilegiati del fare e dell’abitare. L’agricoltura marginale nell’Appennino Bolognese (e l’allevamento, la gestione forestale, l’artigianato alimentare), insieme a nuove forme di accoglienza e turismo, possono diventare concrete prospettive di lavoro e di vita e al contempo contrastare il dissesto idrogeologico e la perdita dei paesaggi agrari; evitare l’abbandono ma anche lo sviluppo squilibrato di quei borghi presi d’assalto nei mesi estivi e svuotati nel resto dell’anno; impedire lo smantellamento dei servizi, a partire da quelli fondamentali a tutela della salute, dell’istruzione e della mobilità. 

I benefici attesi

Attraverso Green Meal, Slow Food Bologna e i suoi partner hanno individuato alcuni benefici attesi: 

  • per i produttori: maggiore reddito e possibilità di restare competitivi; possibilità di partecipare a più mercati contadini; economia di tipo sociale e su base comunitaria; 
  • per i consumatori: nuovi posti di lavoro nelle attività di distribuzione e gestione logistica; prodotti freschi e sani anche nelle aree urbane.

Ti interessa e vuoi partecipare?

I nostri progetti sono sempre aperti a tutti: se vuoi saperne di più, se vuoi partecipare agli incontri o semplicemente se vuoi restare aggiornato, scrivici! bologna@network.slowfood.it

Ph: Lorenza Vaccari.